Esternescion

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Ritratto di zafran
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Esternescion

C'è un paio di eventi che si stanno compiendo in queste ore e che attraggono la mia attenzione, sia ognuno per suo conto sia per la bizzarra occorrenza che li porta a coincidere.
Il mondo piange Steve Jobs e in Parlamento si discute di intercettazioni.

Ora, è evidente che anch'io provo un senso di perdita alla scomparsa di uno che il mondo così come lo conosco ha contribuito a formarlo. Da simpatizzante di informatica, nuovi campi di applicazione per prodotti di logica e inventiva non mi possono che commuovere. E quindi a chi in questo ha eccelso non posso che tributare stima, affetto e riconoscenza.

Però c'è un però: proprio per volere di Jobs, Apple è stata ed è un grande fautore della proprietà intellettuale nella sua accezione più restrittiva ed esclusiva. Il mondo apple è una dimensione che aspira alla perfetta impermeabilità. Sia verso l'interno che verso l'esterno. Chi ne fa parte è chiamato a chiudercisi, chi non ne fa parte, può essere escluso dalla comunicazione.
Ovvero, esattamente come per microsoft e bill gates, il sapere deve appartenere.
E' necessario che la conoscenza sia di qualcuno e non di tutti. Perché è così che la conoscenza frutterà: il suo fiorire, la sua discendenza sono conseguenze secondarie allo sfruttamento commerciale e, per quanto benedette, non sono sufficienti a motivarla.

A me questo concetto non piace. Non mi piace affatto. E non mi piace chi cerca di impormelo vuoi con strategie commerciali, vuoi con il legiferare subdolo che condiziona.
Voglio dire, ogni legge che viene discussa parte dall'intenzione di regolare qualcosa e bene o male finisce per influenzare tutta la vita civile. E' il bello e il brutto della società, in cui ogni gesto risuona.

Il problema è quando la legge in discussione tratta esattamente di ciò che è conoscibile e cosa non deve uscire dal palazzo. Di chi deve avere accesso all'informazione e chi no.
Con informazione si intende un dato, ovvero un'istanza di ciò che è il mondo.
Non sono noccioline: c'è anche chi lo chiama Dio.

Eppure in queste ore in parlamento si è impegnati a discuterne come se fosse un tema qualsiasi. Lasciamo perdere per amor di patria sul perché ne discutono e su cosa la discussione nasconde, sta di fatto che in nome della riservatezza, ovvero del riconoscimento della proprietà della propria immagine, si discute della possibilità di negarne la visibilità della fenomenologia correlata.
Il che è esattamente il contrario di quello che pensavamo che la filosofia volesse dirci.
E civicamente quanto di più distruttivo un esempio possa essere.

Questo, in estrema sintesi.
E comunque, per conto mio, oggi ho regalato un pezzettino piccolo piccolo di codice a monsee... anche se non sapeva che farsene.

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

... a parte che io stesso conosco un bel po' di persone che "del tuo codice" saprebbero che farsene, eccome!... perché, laddove io son assolutamente allergico all'utilizzo della "riga di comando" (divento tutto paonazzo e mi coglie una voglia irresistibile di mollare il computer e andarmene al night), ci son tanti altri che la "riga di comando" amano un sacco usarla e sarebbero più che lieti di apprendere anche soltato un decimo della tua arte...
... Riguardo al tuo discorso su Steve Jobs, le sue ben evidenti luci e le sue parimenti nette ombre, io son pienamente d'accordo con quel che tu hai scritto, Zafran.
Parecchio meno d'accordo, al contrario, mi trovo con quello che scrivi riguardo alla "libera diffusione" di notizie su chiunque e riguardo all'inviolabilità -per me, assoluta e incondizionata- del diritto d'autore.
NON reputo, difatti, che il trasmetter urbi et orbi notizie attinenti (per esempio) al privato di Cunegonda Lestofaccio -che il cielo l'abbia in gloria!- sia cosa minimamente accettabile, chiunque possa esser Cunegonda e qualsivoglia cosa ella abbia fatto. Soltanto laddove una notizia è veramente di natura o "pubblica" o "culturale" (ma ben poco lo è, nel panorama odierno) è un giusto sia diffusa fra la gente. E quanto dico "culturale" NON mi sto riferendo a qualche cosa di "opinabile", ma a qualche cosa di auto-evidente (un certo dato o appartiene al mondo del sapere o non vi appartiene... e, in mezzo, non c'è niente). E di natura "pubblica" son solo le questioni pubbliche, non quelle della sfera personale.
In quanto al diritto d'autore, io reputo debba esser sia assoluto che totale. E parlo da poeta, da scrittore (o da autoeletto tale)

Ritratto di mikronimo
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Last seen: 4 anni 5 mesi fa
Iscritto: 20/08/2011 - 11:51

Questo argomento, come ho potuto personalmente stabilire in questi mesi su Punto Informatico, è estremamente pericoloso e soggetto ad interpretazioni diverse, tutte in parte ragionevoli, come in parte no. Sei autore e quindi chiedi che sia tutelata la tua opera, sia come riconoscimento intellettuale e filosofico, ma anche la possibilità di un ricavo economico? Hai perfettamente ragione, ma non per 70 anni (nessun'altro al mondo per un lavoro di pochi mesi, verrà remunerato per 70 anni, per lo stesso, senza dover più produrre altro, come avviene per le opere letterarie e musicali), ne impedendo sempre e comunque il godimento della tua opera, se non pagando; la parola scritta, è di per se un mezzo "povero", cioé lo sforzo che la sua produzione comporta è solo il mettere (ma farlo bene, è un altro discorso, e sta in questo l'arte dello scrivere) nero su bianco le idee, le opinioni, le storie, le strofe; quanto devo pagare per questo, quando il costo produttivo è minimo? Non 35 euro di un libro rilegato in copertina rigida e controcoperta, ma neanche i 15 dell'edizione economica, ma al limite quei 2 o 3 euro (mero esempio) che possono essere la parte comunque destinata all'autore nei casi citati; mi pare ormai evidente che il web consenta questo genere di approccio commerciale; l'esempio è per introdurre il concetto di speculazione sul diritto di autore, da sempre resa possibile dal monopolio dei mezzi di diffusione e distribuzione; le cose si fanno più complesse per la produzione musicale e quella cinematografica, ma l'abbattimento dei costi di acquisto subisce lo stesso iter (potrebbe subire, a volte subisce...) grazie al web; è su queste motivazioni che sorge la protesta sul diritto d'autore e solo pochi esagerati chiedono la sua completa cancellazione. Sulla diffusione dei fatti personali, sono in genere poco interessato alle squallide vite di quei falliti di successo a cui ci si riferisce, ma non credo che sia buon giornalismo, ne utile, se non ad evidenziare quello che già so' perfettamente: la gente brama arricchirsi per i lussi, il potere, il denaro e la possibilità di prevaricazione che da questi può ricavare e il dettaglio mi lascia indifferente; se poi il potente (il Gates, il Jobs [R.I.P.]) magheggiano per perpretare il loro controllo e potere sul settore in cui sono predominanti, siamo sempre punto e a capo: vivere in funzione del potere per il maggior potere, della ricchezza per l'arricchimento ulteriore, dove SOLO i miliardi (che non servono certo a vivere meglio) possono farci sentire realizzati. Se io e voi siamo qui a parlare di informatica, ma non solo, è perché la chiusura oltranzista, le barricate armate, non ci piacciono e nell'open source abbiamo trovato la giusta filosofia per le cose che ci servono; quanto dovrei pagare un s.o. linux, e le sue migliori qualità, se un s.o. Ms costa minimo 120 euro? Nessuno mi chiede nulla e non infrango nessuna legge; nessuno si offende perché ho mollato Ubuntu per PCLinuxOS, perché l'ultima evoluzione la reputo una vera schifezza; sono, sia quelle di Canonical, che le mie, libere scelte, come quelle che fanno certi signori: "lei non sa chi sono io! come si permette", che poi mettono in moto un'attività parlamentare che andrebbe impedita; se sei personaggio pubblico e lo vuoi essere per tua scelta, o impari a tenere nascoste le tue attività private, oppure non lamentarti se qualche arrembante "giornalista" in carriera, ti fotografa e su quelle foto un blogger proclama il suo disappunto. L'Uomo dovrebbe imparare a convivere con la realtà delle cose e non provare sempre ad imporre un velo di perfetta apparenza, che solo un criceto demente può credere essere sensato; non esiste la persona rispettabile per ruolo o posizione, ma solo quella che lo E'. Sempre in attesa dell'Homo Superior...

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

Personalmente, accampo la pretesa che quel che ho creato io (i miei scritti, le mie poesie) rimanga mio finché esisterà una qualsivoglia intelligenza, nell'Universo, che ne abbia conoscenza. Non solo per 70 anni, dunque. Pretendo che nessuno, per nessunissima ragione, mai, si arroghi il diritto di cambiare anche solo una virgola (o uno spazio bianco) di quel che io ho scritto e scriverò (mi riferisco, è ovvio, al mio lavoro artistico -o che ritengo tale, benché tale non sia- terminato e concluso). E pretendo che nessuno possa pubblicare quel che ho creato io tentando d'alterarlo in qualsivoglia modo (ad esempio, cambiando la Copertina del libro o la Quarta di copertina, etc...).
In quanto all'aspetto economico. Il solo punto importante è che una creazione umana semplicemente NON esisterebbe se quell'uomo (o quella donna) che l'ha ideata e concretizzata non si fosse impegnato nell'impresa. Sicché, io ritengo che non soltanto quella persona (per tutta quanta la sua intera vita), ma anche i suoi cari (i suoi figli, i suoi nipoti e i suoi bisnipoti) abbia pieno diritto di riceverne -sul piano economico- il giusto guadagno. Soltanto dopo che anche i bisnipoti siano deceduti, a mio parere, un simile diritto potrebbe decadere.

Ritratto di zafran
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Last seen: 5 mesi 1 settimana fa
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Iscritto: 16/06/2008 - 16:10

Monsee, non fare l'errore che, secondo me, molti fanno in maniera strumentale.
La proprietà è una cosa, la paternità o autoralità è tutt'altro.

Prendiamo l'abbozzo di script dell'altro thread.
Io ho preso delle cose (la sintassi di bash, il programma pdftk, il ciclo for etc) che erano in giro già da tanto e l'ho riorganizzate in modo (diciamo eufemisticamente) inedito e diventando perciò il geniale autore che sappiamo, riconoscimento che naturalmente pretendo.
Ma posso dire di esserne il padrone? Posso dire 'cancellatene tutte le copie, perché ho deciso di farlo morire'?
Evidentemente no, tu mi risponderesti che ciò che è fatto non si può cancellare, che la storia ha le sue leggi, che il logos dell'uomo non è una barzelletta e borgesianamente non siamo in grado di prevederne gli effetti.
Quindi nel momento stesso in cui ne ho annunciato l'esistenza, tu o altri sareste potuti restarne influenzati rendendo impossibile, quindi, il ritorno allo stato precedente.

Si può trovare un accordo per il quale se lo vuoi usare mi puoi riconoscere una royalty (libera scelta che aggiunge discrezionalità alla conoscenza) ma questo è tutto un altro discorso e niente deve avere a che fare con la pubblicazione di quel prezioso codice, che resta comunque una mera riorganizzazione di cose che ci sono già.

Quanto a Cunegonda, nel mondo che vorremmo e che purtroppo non è, perché si dovrebbe vergognare di cosa sta facendo?

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

Non so se Cunegonda (che il cielo la preservi!) si vada a vergognare oppure no: so solo che nessuno ha il diritto di raccontare i casi suoi privari "urbi et orbi". Ch'ella se ne vergogni o che ne vada fiera poco conta.
In quanto alla "proprietà": io penso di avere l'assoluta e completa (eterna e indiscutibile) proprietà di tutte quelle cose che -reputando di crear arte- ho scritto in vita mia. E ne reclamo anche l'assoluto, completo ed incondizionato possesso, pure.
Preferirei di gran lunga che mai nessuno leggesse quel che ho scritto piuttosto che accadesse che una cosa da me scritta venisse offerta al lettore con anche soltanto una virgola, uno spazio bianco, un segno o una immagine (o un titolo o una copertina) diversa da quel che ho concepito, voluto e realizzato.
Il fatto che scrivere sulla carta sia attività poco costosa nulla conta: val più il frammento di poema di Erinna di Telos (o i frammentari Parteni di Alcmane) che non la miniera d'oro più lucrosa della Terra...
Quel che ho realizzato è solo mio. Lo si può leggere soltanto se lo si rispetta (ossia, se non si apporta nessunissima modifica, in nessun caso e per nessuna ragione). Ne serbo l'assoluta proprietà e penso pure che sia giusto che questo stato di cose non debba mai cambiare (neppure dopo la mia morte, neppure mille secoli o millenni dopo la mia morte). Se non fossero questi i patti, non avrebbe alcun senso far conoscere al mondo ciò che s'è creato.

Ritratto di mikronimo
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Last seen: 4 anni 5 mesi fa
Iscritto: 20/08/2011 - 11:51

Ma ti rendi conto che pretendere il riconoscimento (e l'inviolabilità o immodificabilità, su questo sono assolutamente daccordo con te) di un opera non ha nulla a che vedere con il copyright inteso volgarmente come diritto ad essere pagati "il giusto"? Che tutte le proteste fatte contro certe leggi e/o regolamenti vertono ad un riconoscimento di un equo compenso, che non può essere eterno, ne vincolato alla remunerazione di avvocati, dirigenti, venditori, distributori, stampatori, dato che in epoca internet, un libro non può costare 35 euro e un cd 22, ma il costo "reale" è una minima frazione di questi? Perché l'operaio, l'impiegato, che pur farà un lavoro meno artistico (ma essere artista ti rende più che uomo?), per quadagnare 70 anni di lavoro deve lavorare 70 anni, tutti i giorni lavorativi, di tutte le settimane e di tutti i mesi, mentre se l'artista azzecca il capolavoro (caso raro, lo so), può vivere di rendita per un'opera nata in pochissimo tempo; se sei vero artista e di successo, è la continuatività del lavoro, cioè la produzione continua di opere che ti dovrebbe permettere di vivere e di accumulare quello che eventualmente farà vivere bene te oltre che i tuoi discendenti; seguiti a scrivere libri e a fare dischi, ma soprattutto concerti, guadagni, ma se ad un certo punto, l'apprezzamento cala, per poi finire, problemi tuoi se non avrai saputo mettere nulla da parte, come fanno tutti i bravi risparmiatori e lavoratori di questo mondo; se non vuoi che la tua opera sia modificata o goduta senza che tu sia stato pagato per la sua fruizione, non pubblicarla, perché purtroppo è altrimenti impossibile evitare che succeda; non sarebbe meglio creare un mercato ad offerta libera (sul genere delle donazioni che esiste nell'open source), svincolato da editori, major, avvocati, dirigenti, ecc. dove ora sono LORO a guadagano sulle tue opere? L'opera è tua e tale deve restare (e ti deve essere riconosciuta), ma non sono i "pirati" che rubano l'opera, ma chi dirige la macchina produttiva e distributiva, che ci guadagna sopra, senza aver fatto nulla per la sua ideazione; il pirata scarica, verifica e poi compra, molto più di quanto faccia chi invece neanche sa cosa sia ThePirateBay o simili; pezzo scaricato non vuol dire pezzo non venduto, ne tanto meno rubato, come vorrebbero far credere major e padroni dell'editoria; si vendono più cd e libri, si va più al cinema che mai (record 2010 al botteghino, ad es.). Questa la mia opinione.

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

... Ma che ci azzecca, scusa, il copyright?
Io e te, su tale aspetto, di certo non andremo a litigare. Son altri che s'affannan per i soldi.
A me interessa il diritto assoluto e totale di proprietà effettiva dell'artista che ha creato l'opera (e che ha il diritto di pretender che l'opera sua venga messa a disposizione così come lui l'ha voluta e non "volgarizzata" o comunque distorta da qualche zelante "revisore").
Questioni di soldi, onestamente, non son tipo da farne. Lavoro apposta per non trovarmi ad esser ricattabile (da parte di estranei che potrebbero approfittar dell'indigenza mia, nel caso, per farmi accettar delle modifiche alle cose mie) e potere comunque mettere a disposizione le mie cose restandone assoluto proprietario.
Non è per il denaro che sto mettendo in piedi una mia minuscola Casa Editrice che sia davvero "libera" (non conto di guadagnarci un bel niente: ce ne rimetterò quasi sicuramente, di soldi -soldi guadagnati con altro mio lavoro,- invece!): è solo perché io credo nel valore profondo (culturale e perfino "sociale", ancor prima che personale ed "emozionale") dell'arte -non dico quella mia: semplicemente, "quella vera"- per l'intera Umanità.

Ritratto di mikronimo
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Last seen: 4 anni 5 mesi fa
Iscritto: 20/08/2011 - 11:51

Mi dispiace per il malinteso (garantito nessun litigio, in nessun caso, figuriamoci sui soldi, ma solo uno scambio di opinioni, magari acceso, ma nulla più), ma quando si parla di "proprietà e possesso di un opera di ingegno" (parafrasando le tue parole), in genere si parla di copyright e quanti discorsi intorno a questo, negli ultimi tempi; per il resto sono perfettamente daccordo con te (non dico per dire, non sono minimamente affetto dal morbo dell'ipocrisia); anche io nel mio piccolo di appassionato di fantascienza, scrivo, pur non avendo mai pubblicato nulla, proprio perché alla fine, da che ne so io, dovrei pure pagare le spese (e da disoccupato...) e in Italia non c'è un grosso mercato per il settore, solo nel mondo anglosassone funzionano certe cose: problema moltiplicato per 1.000 ; quindi posso provare a capire il tuo punto di vista: "io scrivo e io decido: contenuti, stile, tempi, ecc., e non accetto interferenze, qualunque sia il risultato del mio 'metodo'"; posso solo dirti: "in bocca al lupo!".

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

Amo la fantascienza da quando ero bambino (né mai ho smesso di amarla). Ci ha dato grandi testi (e validissimi autori: Sturgeon, Bradbury, Bester, Ballard, Silverberg, etc...), la Fantascienza: pur senza arrivare mai a un decimo della loro altezza, anch'io -nel mio piccolo- ho scritto, nell'ambito del genere SF, qualche cosa.

Ritratto di mikronimo
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Last seen: 4 anni 5 mesi fa
Iscritto: 20/08/2011 - 11:51

Ultimo post extra informatico, onde evitare lamentele, che sarebbero pure giustificate.
Sto preparando, ed imparando ad usare, il mio blog (su blogger di google: http://www.google.it/url?url=http://mikro6.blogspot.com/&rct=j&sa=X&ctbm...), su cui ora scrivo a mò di diario, quando ho qualcosa da dire (il nome è: Parole in libertà), poi magari inizio a mettere qualche capitolo del romanzo già completato (un altro è a buon punto), seminando l'indirizzo del blog in giro; in fondo preferisco rendere pubblico il mio lavoro, che lasciarlo privato; il mondo sarà un posto migliore e può solo guadagnarne ;-).

Ritratto di patel
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Last seen: 3 anni 4 mesi fa
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Iscritto: 03/11/2007 - 07:31

tutto sommato, che senso avrebbe scrivere se poi non lo fai leggere a nessuno ?

Ritratto di zafran
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Last seen: 5 mesi 1 settimana fa
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Iscritto: 16/06/2008 - 16:10

Tornando finalmente a Jobs riporto le parole di Stallman, visto che non sono stato l'unico a pensarci:

"Come il sindaco di Chicago, Harold Washington, disse del corrotto precedente sindaco Daley, non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato"
perché
"Nessuno merita di dover morire, né Jobs, né Mr. Bill, nemmeno le persone colpevoli di mali peggiori dei loro. Ma tutti ci meritiamo la fine dell'influenza maligna di Jobs sul computing. Purtroppo, quell'influenza continua nonostante la sua assenza. Possiamo solo sperare che i suoi successori, nel proseguirne l'eredità, siano meno efficaci"
infatti
"Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele"

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

Un po' come dire: "A che mai ci potrebbe servire il dono della parola se non ne facessimo uso?"
Sembra perfino un concetto sensato, però...
Considera -per amor di discussione- te stesso: diciamo che ti metti ad usare (in pubblico) il "dono della parola". Ti issi in cima a uno sgabello in Hyde Park e attacchi il tuo discorso. E le persone ti stanno a sentire, almeno qualcuna... Magari, c'è pure qualcuno che condivide quel che dice e applaude pure, epperò...
... Epperò t'accorgi -con giustificatissimo orrore- che le parole che ti stanno uscendo dalla bocca NON son precisamente quelle TUE, che i concetti che vai, a mano a mano, esponendo NON corrispondono a quelli che hai avuto intenzione di esporre... Insomma, che l'intero tuo discorso "esce", sì, ma esce gravemente distorto!
Naturalmente, provi a rimediare: riprendi il concetto, cerchi di chiarire... Ma, anche questa volta, le parole che ti escono son "distorte"... Anche questa volta, la gente che t'ascolta sente (e magari approva pure) concetti che, alla resa dei conti, ben poco hanno a spartire con i concetti tuoi (con quelli che intendevi offrire salendo su quello sgabello), anzi... talune volte sono l'esatto opposto, mentre altre volte t'escon di bocca cose assai confuse, inconcludenti, che mai t'eri sognato di affermare...
E -alla fine- t'accorgi che non ci puoi fare assolutamente niente. Perché c'è una sorta di "incantesimo" che distorce automaticamente (del tutto contro la tua volontà) qualunque cosa tu cerchi di dire. Perché, quando apri bocca, si "inserisce", implacabile, un signore (che di mestiere fa l'Editor... dunque, è un tipo il cui lavoro consiste esattamente nel distorcere -finanche a rovesciarne il senso- quel che chi tiene concione in Hyde Park sta dicendo) e cambia sempre il senso delle parole tue.
In questo caso, Patel, seguiteresti ad affermare che, dato che possiedi il dono della parola, vale la pena di usarlo?
Io no. Se quel che ho scritto non resta esattamente come io l'ho concepito e creato, allora è molto meglio che il messaggio mio non giunga mai a nessuno. Perché giungerebbe distorto e, questo, è inaccettabile. Meglio il silenzio che la mistificazione.

Ritratto di zafran
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Last seen: 5 mesi 1 settimana fa
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Iscritto: 16/06/2008 - 16:10

Certo che sei un bel genio tu. Tutto materiale originale, niente di riciclato, suggerito, evocato.
A me non succede, tutto quello che dico e scrivo mi ricorda dove o quando ho avuto quell'idea. Perché siamo tutti interpreti diversi dei soliti temi.
A parte qualcuno, naturalmente. Smile

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

... Ma quale "genio" e "genio"!... Io sono esattamente come tutti: m'arrogo qualche pregio e -nello stesso tempo- ho un sacco di difetti.
La verità -almeno, questo penso- è che non esistono affatto i "Grandi Artisti": ci sono grassi artisti (o artisti grossi, artisti alti, artisti bassi) e ci sono pure artisti magri. Quel che davvero conta è l'opera compiuta, non chi l'ha fatta. Se vai a cambiar qualcosa in tale opera, inevitabilmente la sfregi. Non è perché il gesto sia un'offesa a chi ne è l'autore: è proprio un grave danno all'opera d'artista.
Esistono le Grandi Opere d'Arte. E il valore artistico di un'opera è dell'opera stessa: non appartiene, insomma, a chi l'ha fatta. Prendi la "Scuola di Atene", per esempio: se TU l'avessi fatta (ponendo d'esserci stato tu, lì, invece che Raffaello) sarebbe -ai nostri occhi- grandissima arte lo stesso.

Ritratto di zafran
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Last seen: 5 mesi 1 settimana fa
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Iscritto: 16/06/2008 - 16:10

Propongo di riorganizzare questo thread perché stiamo veramente andando da altre parti.

Io sono naturalmente in totale disaccordo con codesta idea.
E' vero che l'opera compiuta ha la sua importanza: ma se la scuola di atene la facessi io ora non avrebbe valore se non per le risate.
Ha senso nel suo essere fatta nel '500, non nel 2000, e fatta da lui con le altre opere.
Dirai mica che un taglio di fontana continua a mantenere un senso anche isolato dai fiumi di parole che lo giustificano?
E le teste di modigliani (che per me sono bellissime) ma che ondivagano fra il capolavoro e il cesso a seconda di un expertise o di una confessione?
L'opera è un nodo dove la storia si aggruma.
Siamo noi con i nostri occhi, che sono i veri creatori, a dargli un senso; sempre che li abbiamo allenati a starci, nella storia.

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

No, Zafran, mi par tu faccia confusione fra due concetti ben distinti che possono trovarsi anche "collegati", ma non lo debbon essere per forza.
In vasta misura, la "piacevolezza" dipende da chi la guarda. Ma la "bellezza", no: è un fatto OGGETTIVO, non "soggettivo".
Anche qualora un'opera bella non fosse più alla vista di nessuno (e, dunque, andasse "perduta", com'è accaduto -per esempio- ai versi di Alcmane o di Catullo), resterebbe comunque "bella" -uguale uguale!- lo stesso.
Vero è che la nascita di una qualsivoglia opera d'arte appartiene di diritto all'epoca che l'ha vista sbocciare, ma NON così è per la sua "bellezza": essa attraversa le epoche immutata, comunque uguale identica a sé stessa.
In quanto a Raffaello e te, non intendevo che tu oggi, qui, dipingessi la Scuola di Atene (magari, addirittura memore della lezione di un Raffaello vissuto nel passato). intendevo che l'avessi dipinta TU, la "Scuola di Atene", lì, a quell'epoca, e non il geniale Raffaello (era soltanto un esempio per chiarir meglio il discorso, ovviamente...)
Se la "Scuola di Atene" l'avesse dipinta un altro e non Raffaello, la sua bellezza artistica sarebbe sempre uguale: è l'opera quello che conta, di certo non l'artista (anche se, nel caso specifico di Raffaello Sanzio, mi son fatto l'idea che fosse -come uomo- un'ottima persona).

Ritratto di zafran
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Last seen: 5 mesi 1 settimana fa
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Iscritto: 16/06/2008 - 16:10

E io che avevo sentito dire che un albero che casca nel deserto non fa rumore. Ovviamente non perché cada in silenzio ma perché non essendoci un orecchio a riceverlo, il rumore è solo supposto sulla base di esperienze precedenti.

Come fa una cosa a essere bella se nessuno la giudica?
E bella in che senso? Che sia per piacevolezza, ovvero per il rispetto di canoni nelle proporzioni, o per contenuti, ovvero per come propone significanti, devi comunque osservarla con un bagaglio di codici che condividi con chi l'ha creata.

Ritratto di monsee
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Last seen: 2 ore 23 min fa
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Iscritto: 16/09/2009 - 12:34

La bellezza di cui stiamo parlando, con la "piacevolezza" non è per forza collegata (il bello può aversi o collegato al piacevole o non legato ad esso: la piacevolezza rientra fra i criteri soggettivi [per dire che un quadro è piacevole -o che non lo è- bisogna che ci sia qualcuno che lo guardi], e invece la bellezza rientra fra i criteri oggettivi [esattamente come fa anche l'albero che cade nel deserto... e cade uguale-uguale sia che qualcuno se ne avveda sia che no]). La bellezza -ribadisco- è cosa del tutto oggettiva, così come lo è il centro di massa o come lo è un fascio di elettroni. Può essere "piacevole" oppure può non esserlo (essendo la "piacevolezza" soggettiva). Ma il bello esiste uguale sia che qualcuno lo noti sia che no.